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Come presentare o scambiare un biglietto da visita in Giappone

I meishi (めいし) o per meglio dire lo scambio di biglietti da visita, è una procedura in cui si consegna un biglietto di carta stampato con il proprio nome e quello dell’azienda per cui si lavora. Può sembrare abbastanza semplice ma come ben sappiamo in Giappone tutto richiede un rituale. Infatti questi scambi che riguardano la corretta gestione del meishi possono aiutare a stabilire un livello di rispetto per l’impiegato e la sua compagnia. I meishi sono diventati una vera e propria icona per il business. I giusti movimenti e le giuste espressioni di linguaggio possono facilitare la conduzione degli affari e creare un’atmosfera di comprensione reciproca. Per noi occidentali un biglietto da visita è quasi una scocciatura, qualcosa che finirà nei portafogli o nei cassetti dell’ufficio ma per i giapponesi simboleggia molto di più: la rappresentazione stessa della persona che lo offre. Non puoi partire per un viaggio in Giappone, sia di lavoro che di piacere, senza portare con te dei biglietti da visita. Oggi crearli e personalizzarli in base ai tuoi gusti personali è davvero semplice! Ma se vuoi essere certo del risultato, devi affidarti ad un professionista della stampa online, come Stampaprint.

Una regola importante è trattare con riguardo il biglietto che si riceve, mostrare rispetto sia a quella persona che alla sua compagnia e ciò influirà anche sul rispetto dell’etichetta aziendale per cui lavoriamo. L’incurante gestione di un meishi durante una riunione può pregiudicare l’affare sin dall’inizio.

Il rituale dello scambio

I giapponesi affermano che se non sai salutare qualcuno in modo appropriato non potrai mai diventare un buon impiegato visto che tutti gli affari iniziano proprio con aisatsu, cioè un saluto. Nei primi incontri, il saluto è strettamente legato allo scambio dei biglietti da visita. Prima di presentare un meishi, l’impiegato deve assicurarsi che lui stesso sia pulito, ordinato e presentabile ma anche l’ambiente che lo circonda se l’incontro si svolgerà all’interno di un ufficio. Il meishi non deve avere angoli spiegati o stropicciature e non deve essere tenuto nel taschino dove potrebbe prendere calore e quindi diventare ondulato. Di norma il biglietto deve essere estratto da un portabiglietti, possibilmente in pelle (o simil pelle). L’educazione è fondamentale ed è quindi necessario utilizzare entrambe le mani per porgere il biglietto, a livello del torace, con il pollice e l’indice di ogni mano che afferra un angolo della carta, assicurandosi che il nome sia rivolto verso il destinatario.

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Durante lo scambio dei biglietti, ci si deve presentare. Vediamo insieme quali sono le frasi da dire in questa occasione. La traduzione delle frasi sarà letterale quindi non vi preoccupate se in italiano sembra non avere senso. Cliccando su (audio) potete ascoltare anche la pronuncia di Google Translate.

どうも、私のめいしです。(audio)

Domo, watashi no meishi desu (Grazie, il mio biglietto è)

(なまえ), (会社のタイトル) です。

(vostro nome), (vostro titolo aziendale) desu.

Esempio:

コスタ・マリオ、営業部長、です。(audio)

Costa Mario, eigyō buchō, desu (Costa Mario, responsabile delle vendite, sono)

Dopo aver ricevuto il biglietto da visita della persona a cui vi siete presentati, è educato leggerlo e ricordare attentamente il nome e il suo titolo. I giapponesi vengono conosciuti e chiamati con il loro cognome e non con il loro nome. Il cognome viene sempre seguito da san che in questo caso prende il significato di signore. Se sul biglietto, ad esempio leggete il nome Hideo Watanabe, voi dovete riferirvi a lui con Watanabe-san. Mi raccomando a questa semplice regola perchè chiamare per nome viene considerato maleducato (non è come in Italia). In Giappone anche se si è colleghi da tanto tempo, ci si chiama sempre per cognome. Ricordatevi di inchinarvi sempre quando incontrate qualcuno perchè è un segno di grande educazione. Se siete stati in Giappone, vi sarete sicuramente accorti che tutti si inchinano, chi più e chi meno ma questo dipende dalle varie situazioni. In un incontro di lavoro va bene un inchino che forma un arco di 30 gradi. Attenzione ai colpi di testa quando vi inchinate perchè non è così raro come sembra! Naturalmente i giapponesi capiranno perfettamente che uno straniero non riuscirà a rispettare (o ricordare) tutte le regole per questo tipo di incontri, ma se ci riuscite sarete accolti molto più “amichevole”.

Torniamo alle espressioni da ricordare in questi eventi.

どうも – Dōmo – Per favore (audio)

ありがとうございます – Arigatōgozaimasu – Grazie (in modo gentile) (audio)

どうも ありがとうございます – Dōmo arigatōgozaimasu – Grazie mille (audio)

すみません – Sumimasen  – Mi scusi (audio)

Molti di voi avranno sentito anche l’espressione ごめんなさい – Gomen’nasai. La differenza tra sumimasen e gomen’nasai sta nel fatto che sumimasen è per chiedere scusa per qualcosa che hai il diritto di fare, ad esempio quando passi in mezzo ad una folla o stai attirando l’attenzione di un cameriere in un ristorante. Gomen’nasai è usato quando hai fatto qualcosa di inappropriato. Quindi ad esempio, se ti trovi in una folla e vuoi chiedere alle persone di lasciarti passare devi dire sumimasen, ma se accidentalmente calpesti il piede di qualcuno lungo la strada dovresti usare gomen’nasai per scusarti.

Il NO non viene praticamente mai utilizzato perchè considerato scortese. I giapponesi tendono a dire molto spesso tabun che significa forse (audio). Se si vuole proprio dire NO potete dire iie (audio).

Questa è una di quelle cose che molto spesso noi occidentali non capiamo. Il buongiorno in Giappone si da dall’alba fino alle 11 del mattino e si dice ohayōgozaimasu. Successivamente dobbiamo dire konnichiwa che si può tradurre più come un salve o buon pomeriggio. L’espressione konnichiwa viene utilizzata dalle 11 del mattino fino al tramonto. Konbanwa è l’espressione per dire buonasera e viene utilizzato dopo il tramondo. Purtroppo molta gente utilizza erroneamente konbanwa subito dopo mezzogiorno (come noi diciamo buonasera dopo le 12) ma bisogna capire che la lingua italiana e la lingua giapponese hanno modi diversi di indicare il tempo. Questa è una cosa che mi ha spiegato la mia professoressa di giapponese e che trova tutt’ora strana anche dopo tanti anni di vita in Italia.

おはよう ございます – Ohayōgozaimasu – Buongiorno (audio)

こんにちは – Konnichiwa – Salve / Buon pomeriggio (audio)

こんばんは – Konbanwa – Buonasera (audio)

Disporre i biglietti da visita sul tavolo

Una volta completato il rituale dello scambio dei biglietti da visita, è tempo di iniziare il rituale della disposizione dei biglietti ricevuti. I giapponesi sono divisi in due gruppi di pensiero: il primo gruppo pensa che i biglietti debbano essere allineati in base al grado. Il dirigente viene prima del semplice impiegato e così via. Nel caso di biglietti scritti orizzontalmente, i meishi sono allineati orizzontalmente sul tavolo con la persona di alto rango all’estrema sinistra. L’altro gruppo di pensiero ritiene che i biglietti dovrebbero essere allineati sul tavolo davanti alla persona corrispondente così da aiutare a memorizzare nomi e volti. È molto importante rivolgersi a tutti per cognome (come detto sopra) e mai con anata (あなた) cioè tu e ricorda di non scrivere mai su un meishi alla presenza della persona che l’ha consegnato. Tutto questo scambio di biglietti, regole e posizioni del corpo può sembrare complicato ma, per gli uomini d’affari giapponesi, diventa automatico subito dopo i primi incontri. Il comportamento di un dipendente riflette direttamente sulla società. L’incurante gestione del meishi proprio o altrui non solo crea una cattiva prima impressione, ma può effettivamente avere un effetto negativo sui futuri affari. Il destinatario potrà pensare che la compagnia non abbia addestrato o supervisionato correttamente il dipendente e se non riescono a formare i propri dipendenti in un “semplice” scambio di biglietti da visita, quali altri problemi interni potrebbero avere? Naturalmente gli stranieri non vengono giudicati così duramente ma colui che si sforza di apprendere queste piccole tecniche otterrà più consensi e sicuramente darà una migliore prima impressione.

Vari esempi di meishi giapponesi sia verticali che orizzontali.

Fonte: https://monikasjapan.wordpress.com/2019/04/15/i-biglietti-da-visita-in-giappone/

Viaggiatrice, blogger, idealista e ottimista per natura. Adoro l'Asia, sono sempre in Giappone e ho un'anima geneticamente italo giapponese. Scrivo di viaggi, divoro libri, cerco di trovare nella scrittura la felicità più pura.